Happy Photography

Don't worry, take a photo!

  • 18th Maggio
    2012
  • 18

Senior meet junior 2012

Ieri sera in alcune città italiane in contemporanea nazionale si è svolto il senior meet junior, un’iniziativa dell’associazione nazionale fotografi tau visual, a cui ero molto ansiosa di partecipare.

Si tratta di un incontro dove alcuni fotografi professionisti (i senior) sono disponibili alla lettura e valutazione dei portfoli dei giovani fotografi, studenti di fotografia o fotoamatori (i junior).
 A Verona sono stata davvero felice di conoscere di persona Giorgio Fochesato, con il quale sono in contatto tramite internet da qualche anno, e rivedere la mia prima insegnante di fotografia, Barbara Zonzin. 
[Aperta parentesi -lei è stata la prima persona ad aprirmi gli occhi quando ero nel limbo del “fotografo qualsiasi cosa dai fiori alle caramelle agli animali ai concerti”.
Credetemi, sentirsi dire “questo bianco e nero fa schifo” e la relativa motivazione sembra crudele, in realtà serve più di mille ore di scuola. E’ una persona alla quale devo molto. Chiusa la parentesi]
A parte i senior, ho avuto il piacere di parlare e confrontarmi con altri ragazzi come me e sono tornata a casa con la sensazione di aver fatto qualcosa di utile per il mio lavoro.
Soprattutto mi sono sentita capita in tutte quelle problematiche che riguardano la nostra professione.
Insomma, riassumendo:
Ho capito che il mio portfolio è troppo vasto e troppo generico.
Ho capito che devo ricercare prima di tutto la spontaneità nei ritratti.
Ho capito che devo cominciare a pensare più professionalmente con portfoli più mirati.
Ho capito che (un po’ lo sapevo già) devo continuare sulla mia strada, senza temere di non farcela. Se si lotta per ottenere dei risultati, questi prima o poi arriveranno.
Ho capito che ho ricevuto un’impronta accademica un po’ troppo anni 80, ma a questo ci sto già lavorando.
Ho capito che “che cazzo te ne frega del resto se ti piace la musica e lavorare con le band? vai avanti su questa strada!”
Ah e, ultima cosa, ho ricevuto un libro di fotografia in regalo.

 



 

  • 29th Aprile
    2012
  • 29

You.

La cosa più bella è sapere di averti accanto. Sapere che alla fine di ogni giornata, bella o brutta, tu ci sarai. 
E finchè mi starai accanto io mi sentirò a casa, ovunque saremo. 

Sei la mia certezza, sei la mia felicità.


 

  • 27th Aprile
    2012
  • 27

SunDay

Come resistere alla tentazione di provare il nuovo 24-70 F 2.8 quando si ha una cuginetta tanto bella e paziente disposta a posare e un campo fiorito proprio dietro casa?

Grazie ancora una volta a Mary, sempre più grande, sempre più bella <3



 

  • 23rd Marzo
    2012
  • 23

Architecture friday

E’ stata una giornata davvero pesante. Sarà che è venerdì e l’idea di un’uscita fotografica in giro per Milano non mi allettava molto, sarà che la fotografia di architettura mi affascina sì, ma mi demotiva un po’ non potendola praticare seriamente. 

Per poter praticare questo genere serve infatti un’attrezzatura fotografica adeguata e molto costosa per quanto riguarda il supporto digitale, anche se i risultati migliori si ottengono sempre e comunque con un banco ottico. 

Quindi, dopo aver combattuto un po’ con le linee cadenti e i vari limiti della mia attrezzatura, ho deciso di lasciar da parte l’aspetto tecnico e concentrarmi su quello creativo scattando con l’iPhone e Hipstamatic, oltre che con la macchina.
Comunque, tralasciando il dolore al collo per il peso della reflex e la stanchezza, i risultati non mi dispiacciono. 


 

  • 20th Febbraio
    2012
  • 20
  • 26th Gennaio
    2012
  • 26

Wintertime wind

Oggi non sono molto in vena di scrivere, quindi mi limiterò a postare le foto del mio ultimo shooting con Mary.
Si può dire che è stata la mia prima piccola modella, io, cugina grande, la fotografavo con la compatta nei campi, con i suoi splendidi capelli ricci sciolti nei pomeriggi d’estate.
Lei, cugina piccola, crescendo è sempre più bella e sempre felice di posare per me!


 

  • 20th Dicembre
    2011
  • 20

C’era una volta…

Il tema del workshop della scorsa sessione alla Mohole era incentrato sull’infanzia e sui ricordi.
Durante la prima lezione ci è stato chiesto di pensare e realizzare una serie di fotografie e di sviluppare il tema in base all’esperienza personale, di concentrarci sul nostro vissuto. 
Così, pensandoci su a casa e osservando gli oggetti e i libri stipati in camera mia, ho capito che i due elementi-cardine della mia infanzia, e che ancora adesso mi condizionano, sono stati il disegno e la fiaba.

L’amore per il disegno ha condizionato buona parte della mia vita, mi ha portata a fare delle scelte precise, dalla decisione di frequentare il liceo d’arte a quella della scelta universitaria subito dopo. E’ un amore che si può dire concluso sotto certi punti di vista, collassato sotto una crisi durante l’adolescenza che mi ha tolto l’ispirazione e la volontà di esprimermi con pennelli e matite, al di fuori dei compiti per casa del liceo. La scelta di una facoltà come scienze dei beni culturali, teorica ma pur sempre legata all’arte, è dovuta al fatto che l’amore per l’arte non è mai scomparso. 
Oggi ciò che rimane di questo amore si è trasformato in fotografia.

La fiaba, la storia, il lieto fine sono stati un topic dell’infanzia di chiunque immagino, nel mio caso hanno condizionato il mio modo di vedere la realtà. 
Sono cresciuta in campagna, fuori dalla realtà del piccolo paese dove i bimbi giocano tutti insieme, vedevo gli amici praticamente solo a scuola e passavo i pomeriggi a fantasticare, immedesimandomi, cadendo nei racconti che leggevo, un po’ come faccio anche ora quando leggo e quando faccio foto particolari.

Detto questo, come legare questi due aspetti in un progetto fotografico senza rischiare di andare fuori tema?
Prima di tutto ho diviso la mia vita in fasi, dall’infanzia fino ad ora, e per ogni momento-età ho associato una fiaba o un racconto a cui sono particolarmente affezionata, considerando anche il significato di ognuna.
Le foto sono divise in dittici, nei quali a sinistra è illustrato un momento, una situazione o un insieme di oggetti tipici dell’età descritta, a destra compare il libro con il titolo della fiaba a cui si fa riferimento.

Grazie ai consigli di Anna, la nostra insegnante, sono riuscita a rendere comprensibile e soprattutto coerente il lavoro, cosa per niente facile.

Detto questo, via con le foto:




1) Cappuccetto Rosso
0-6 anni - è l’età della prima infanzia, della magia, della felicità estrema, della libertà.
E’ l’età di cappuccetto rosso nella fiaba, è l’età in cui si impara a distinguere il bene dal lupo e ad evitarlo. E’ il tempo in cui fantasia e realtà sono ancora un’unica realtà.
L’orsetto Teddy è simbolicamente presente in tutte le foto, rappresenta l’infanzia, qui affianca la bimba, è protagonista con lei della foto, assieme ai disegni.


2) Il gatto con gli stivali 
7-11 anni -  è pur sempre un’età spensierata e ottimista, comincia però a svilupparsi una certa astuzia nel vedere il mondo. Proprio come la fiaba del gatto con gli stivali.
La scuola è l’occupazione principale, il disegno è presente nei quaderni e il tempo trascorre tra compiti e giochi.


 

3) La sirenetta
12-15 anni - è l’età in cui convivono gli ultimi pensieri d’infanzia e i primi sentori di un cambiamento. E’ l’età in cui si è “ne’ carne ne’ pesce”, come diceva sempre mia nonna. E’ un mare in burrasca, è il periodo dell’inadeguatezza e del non sapersi accettare. Io mi sentivo così, come la sirenetta. Volevo essere qualcun’altro.

 

4) Pollicino
16-19 anni - è il momento in cui arrivano le prime responsabilità (le mie quasi tutte legate al liceo), i primi doveri da adulta, proprio quelli che mi hanno fatta allontanare dal disegno. E’ il periodo in cui avrei tanto voluto avere un percorso di sassolini da seguire, come Pollicino, mentre qui sono attorcigliati in una spirale, come l’ego che non trova respiro. 
Il Teddy è sommerso letteralmente dai libri, dalle responsabilità. L’infanzia sembra essere rinnegata, il mondo degli adulti è alle porte.


5) Alice nel paese delle meraviglie
20 anni-ora
Dopo il periodo burrascoso dell’adolescenza si comincia a prendere la vita in modo meno tragico, consapevoli del fatto che tutto è labirinto, tutto è doppio, tutto non è ciò che sembra. La realtà è mutevole e nulla è certo.
Dopo aver soffocato l’immagine precedente (e me stessa), gli strumenti da disegno sono scomparsi e il disegno stesso si trasforma in fotografia, vera passione su cui si sviluppa la mia vita attuale. Il Teddy è ben presente e insieme ai libri diventa ispirazione. L’infanzia non è più rinnegata ma rimane una parte attiva del mio processo creativo.


Il progetto si ferma alla mia età attuale, quindi non escludo il fatto che possa essere continuato tra qualche anno.

Ringrazio e bacio:
-Gian, sempre! Per l’aiuto e per avermi sopportata e supportata.
-La piccola Federica per essere diventata la mia cappuccetto rosso per una sera. Un tesoro di cuginetta!
-Anna per tutto l’aiuto e le scarpette rosse.
-Nonna Arnalda per aver cucito una mantellina rossa in tempi record.
-Valentina per gli stivali.
-Sara per i quaderni delle elementari e i disegni d’infanzia. Lo so che avrebbero dovuto essere i miei,  ma siamo cresciute insieme come sorelle quindi è come se fossero i miei a tutti gli effetti.
-Silvia per aver posato con le calze di Alice e per l’aiuto preziosissimo con i libri in biblioteca.
-Il Teddy!!!! Cosa non ha dovuto sopportare, il Teddy!!

 

  • 7th Dicembre
    2011
  • 07

Lavori in corso!

Dopo settimane di silenzio forzato causa impegni, eccomi ad aggiornare finalmente il blog!

Andiamo con ordine. 
Il progetto più impegnativo che sto ultimando è legato al workshop di sei lezioni che sto frequentando alla Mohole. Sei settimane per pensare, progettare e realizzare una serie di fotografie legate al tema dell’infanzia e dei ricordi.
Dovendo pensare alla mia infanzia, ho deciso di far ruotare il significato dei miei scatti attorno a due elementi principali che fanno parte della mia identità di bambina e sono ancora vivi nella me di adesso: la fiaba e il disegno. 
Il disegno in particolare ha sempre fatto parte della mia vita, fino al subentrare della fotografia, quindi non poteva proprio mancare in un progetto legato ai ricordi della mia infanzia. 
Manca poco alla consegna, ci sono ancora delle cose che devo ultimare, ma quando tutto sarà pronto dedicherò un post all’argomento. 

A parte questo, ho diversi scatti che attendono pazientemente di essere post prodotti nel limbo del mio hard disk esterno, una serie di foto da mandare in stampa e sto lavorando su un portfolio tutto nuovo che sta lentamente prendendo forma.

Questa settimana poi si aggiunge uno shooting con Jessica, diviso tra ieri e oggi pomeriggio, del quale sono entusiasta visti i colori che il sole di questo dicembre ci regala. 
[Grazie a Scapi per la collaborazione ;)]

Oltre tutto ciò sto studiando e mi sto preparando al meglio per il lavoro che mi attende l’anno prossimo, di cui parlerò più avanti, che mi sta motivando alla grande.

La fine dell’anno si avvicina e, per la prima volta, sono talmente concentrata sul futuro da non considerare eventuali bilanci positivi o negativi del 2011 che si sta esaurendo.




 

  • 14th Ottobre
    2011
  • 14

Charlotte in Wonderland

Sì lo so che Alice nel paese delle Meraviglie è un tema trito e ritrito in fotografia, ma il vestito blu e i lunghi capelli biondi di Carlotta ricordavano troppo il personaggio di Alice, così ho deciso di non lasciarmi scappare l’occasione.
Dopo aver deciso le pose particolari e scattato, il lavoro grosso è stato in post-produzione dove ho aggiunto e sfumato una texture per ricordare le pagine di un libro invecchiato e un effetto fumo per dare l’idea di magia.

 

  • 9th Ottobre
    2011
  • 09
  • 7th Ottobre
    2011
  • 07
Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma - which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of other’s opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.
Steve Jobs (via warpedwanderlust)

(via warpedwanderlust)

  • 28th Settembre
    2011
  • 28

Théo Gosselin

Sempre a proposito di fotografare con il cuore, le immagini di questo fotografo ne sono un esempio meraviglioso. [sempre mille grazie a Walter per la segnalazione!]

Uno sguardo spontaneo e coinvolgente sull’amicizia e la giovinezza. Poca attenzione alla tecnica ma fortissimo impatto emotivo.
Il suo blog è una semplice sequenza di immagini che vi terrà incollati al computer per ore, provare per credere!

 

©Théo Gosselin

Lo trovate qui:

http://theo-gosselin.blogspot.com/


  • 26th Settembre
    2011
  • 26

Fotografare con il cuore

Alcuni fotografi non li capisco proprio.
Credevo fosse scontato che avere una macchina fotografica da urlo, con 800milamilioni di pixel non può assolutamente compensare certe carenze.
E invece no, ci sono delle persone che si fissano esclusivamente sull’attrezzatura, rigorosamente all’ultimo grido, ci spendono milionate, sbandierando in giro la luminosità e la qualità dell’obiettivo da 2mila euro, le prestazioni ad alti ISO e mille mila altre caratteristiche tecniche. 

Ora, se sei un professionista è indispensabile avere un corpo macchina e relative lenti di una certa qualità per garantire un certo servizio al cliente, e qui non ci piove. Ma è altrettanto indispensabile tenere presente che la qualità dell’attrezzatura non può sostituire il cuore. 

Sembrerà una frase fatta da manuale filosofico di fotografia, ma la realtà è che la differenza tra una foto fatta con il cuore e una foto fatta da un occhio freddo e materialista si vede eccome. 

Nel secondo caso manca totalmente la carica emotiva, il più delle volte sono fotografie tecnicamente perfette (chi si fissa sull’attrezzatura solitamente sfoggia una tecnica impeccabile che si tratti di amatori o professionisti), mentre una foto fatta con il cuore, anche se non tecnicamente perfetta, colpisce, resta impressa nella mente, è forte, carica!

Il discorso della tecnica è importante, conoscere le combinazioni di tempi-diaframmi-iso aiuta ad arrivare al risultato che si vuole ottenere, ma non è indispensabile! In altre parole, NON HA SENSO  stressare l’autore della vostra foto preferita chiedendo tempi, diaframmi, iso e altri dati. Perchè quella combinazione era perfetta per QUELLA foto, per quello che l’autore sentiva in quel momento. Non sarà mai perfetta per qualcun’altro.

Ma cosa intendo per fotografare con il cuore? Mi spiego meglio. 

Un paio di anni fa mi è capitato di osservare un ragazzo, ad una festa (toga party-macello) in un piccolo locale. Mi ha colpita perchè correva avanti e indietro con una piccola Nikon D50 [vecchio modello di reflex destinata ai fotoamatori] e un flash esterno fotografando la festa attorno a noi.
E mi hanno colpito ancora di più le sue foto che ho cercato su internet pochi giorni dopo, così fresche, piene di felicità, dense di atmosfera, incredibili! E la grana ad alti ISO, difetto molto presente nelle piccole reflex, trasformata in pregio in tutti i suoi scatti come un segno di riconoscimento. 
Conosco Walter relativamente poco, ci siamo visti un paio di volte e abbiamo avuto poco tempo per confrontarci di persona, ci teniamo in contatto via internet e mi sento molto vicina al suo modo di vedere la fotografia. 
Abbiamo occhi diversi, modi diversi di interpretare la realtà, ma siamo perfettamente d’accordo sul modo di vivere la fotografia, con poca razionalità e tanto spirito.

 

© Walter Franchetti

Un altro aspetto che abbiamo in comune è la passione per le polaroid, che Walter descrive con queste parole:

“per me rappresenta la massima espressione della fotografia, racchiude al suo interno alcuni valori unici, romantici… l’unicità dello scatto, non c’è negativo, la deperibilità della pellicola, la foto che si deteriora andando avanti nel tempo lasciando ai ricordi la definizione di quel momento…”

© Walter Franchetti

Concludo con una bella citazione, suggerita da Walter, del grande Cartier Bresson sulla fotografia:


La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità. […] Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere. (da Henri Cartier-Bresson, Contrasto, 2004)

Allora è così importante quel blocco di schizzi? O lo è di più il contenuto?

Trovate Walter e le sue polaroid qui:http://impossible.walterfranchetti.it/


(Fonte: impossible.walterfranchetti.it)